martedì 14 ottobre 2014

La rabbia dei contadini nelle fonte medievali

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Orne_in_Caen.jpg

Nella valle dell’Orne, in bassa Normandia, troviamo l’Abbazia di Saint Evroult de Notre Dame de Bois. Qui, a cavallo tra XI e XII secolo, il monaco Orderico (1075-1142) nella sua Storia Ecclesiastica racconta della rabbia dei contadini contro i soprusi perpetrati dai cavalieri del nobile Riccardo di Laigle attorno al monastero dove il nostro cronista risiedeva.  I cavalieri in questione erano soliti depredare la popolazione e a lanciarsi in ogni sorta di soprusi finché un giorno l’ira dei contadini scoppiò decretando la morte violenta di questi balordi. Il signore non poteva lasciare impunito questo “misfatto” agli occhi soprattutto dei suoi pari e così ordinò per rappresaglia la distruzione di ben 84 case del villaggio, la vendetta contro gli uccisori dei cavalieri e addirittura di mettere al rogo l’abbazia stessa: a nulla valsero le suppliche dei monaci, il loro tentativo di ricondurre il signore alla ragione.
Il fatto narrato non è rubricabile come la “normale” violenza esistente in questa epoca feudale. Si tratta di uno dei rari documenti in cui si affronta una disquisizione tra “ira” del signore e “furor” dei contadini, e dove la rappresentazione di questi ultimi si eleva sopra lo stereotipo corrente. Quest’ultimo punto è immediato. I contadini (nella traduzione tanto di rusticus quanto di villanus) erano soggetti di cui si presupponeva la sottomissione rispetto agli altri due importanti ordini di coloro che pregavano e combattevano: le rimostranze della povera gente venivano indicate come qualcosa di eccentrico che andava, con brutalità se del caso, ricondotto all’ordine. Altro discorso era invece la valenza politica della protesta. Il documento di Orderico mostra chiaramente come sia esecrabile quell’ira signorile che si concretizzi in mera violenza ai danni della popolazione, a quel punto legittimata a reagire per consentire alla punizione divina di manifestarsi al fine di ripristinare l’ordine violato. Non si ha in questo documento un sostegno alla causa contadina solo per il fatto che il monastero condivida gli effetti della violenza signorile: è una riflessione più elaborata su un concetto funzionale di potere il cui esercizio deve conformarsi a quei canoni di giustizia superiore ad imitazione dei quali il signore terreno deve talvolta adoperare la violenza per ristabilire l’ordine, ma mai abusarne o per cieco astio o vendetta personale. Viene quindi anticipata, seppure in modo ancora inconsapevole, quel diritto alla resistenza verso l’autorità che non esercita il potere nell’esclusivo interesse dei sudditi.
Comincia anche nella storiografia ad aprirsi uno spiraglio per studiare ed approfondire soggetti e loro ruoli, fuori da quella rappresentazione pacificata che per decenni ci è stata imposta.

Fonte Peasant Anger and Violence in the writings of Orderic – Kate Nc Grath – Connecticut State University

sabato 11 ottobre 2014

Genova per noi .....

A margine di quanto accaduto a Genova

Dopo tre anni, Genova si ritrova di nuovo sommersa per via dei corsi torrentizi che, ingrossatisi per via della pioggia abbondante, hanno travolto strade, devastato abitazioni causando danni enormi a negozi, esercizi, auto causando anche la morte di una persona.
Come al solito, è iniziato l'abituale balletto italiano dello scaricabarile, accuse reciproche dove tutti sono colpevoli e quindi alla fine tutti diventano innocenti. Il fatto grave però è un altro. Questa vicenda ha mostrato una popolazione stanca, umiliata, prostrata che abbassa la testa nel prendere pale e secchi per ripulire, piena di rabbia e rassegnata, come se questa tragedia fosse l'anello di una catena di eventi ineluttabili da accettare in silenzio. Altrettanto grave il distacco delle istituzioni: una Protezione Civile che non protegge, che sembra quasi strafottente nelle parole del suo capo Gabrielli che dice " Le previsioni sono state sbagliate" come se la gente di Genova fosse così stupida da non averlo capito; un Governo che tramite il suo ineffabile premier dice " Non vi lasceremo soli ": e ci mancherebbe pure, aggiungiamo !; un Comune assente la cui Polizia Municipale, tre anni fa, si era distinta per acume e sensibilità allorchè riuscì a multare un commerciante per aver praticato- a dire degli zelanti vigili- saldi fuori dal periodo consentito, poiché aveva svenduto quel poco che gli rimaneva nel negozio distrutto da ondate di fango.
In questa tragedia, si salvano solo quei ragazzi e quei volontari che senza nulla pretendere si sono affiancati in silenzio alla popolazione per aiutarla a rimettersi in piedi, ancora una volta...ma per quanto? per cosa ? in attesa di un'altra alluvione ?
I fiumi e i torrenti si riprendono tutta la loro forza di fronte alla stupidità ed all'avidità umana; alla criminale irresponsabilità di chi ha costruito in posizioni palesemente pericolose; alla malafede di chi l'ha autorizzato e ha incassato soldi per condoni edilizi pensando che anche la Natura potesse ritenersi soddisfatta : così purtroppo, non è stato e non sarà mai persistendo su questa strada. La lezione da questa vicenda ? Nessuna economia può reggere se non comprende il territorio entro cui è destinata a svolgersi. Occorre ripartire da un'idea di crescita sostenibile che recuperi l'identità fluviale rispettando percorsi originari e le coltivazioni che questi permettono. I fiumi e i torrenti possono essere una potente leva per una crescita economica e culturale ma bisogna averne rispetto se non ci si vuole ritrovare a piangere persone o a spalare fango, metafora di ben altro elemento in cui per empatia coi genovesi possiamo dire di essere immersi anche noi