lunedì 25 agosto 2014






Il regolamento di conti della dinastia viscontea con Pavia 1356-59. Il Ticino come via di comunicazione e risorsa militare
Nel 1355 Pavia aderì ad una Lega formata col Marchese del Monferrato Giovanni II, Obizzo d’Este ed i Gonzaga di Mantova contro Galeazzo II e Bernabò Visconti. Reagendo all’attacco di Giovanni II, i Visconti dirottarono le merci da e per Genova sui territori di Piacenza e Lodi anziché quelli di Alessandria, Tortona e Pavia. Nella lotta contro i Pavesi, i Visconti non solo utilizzarono fanti di terra ma anche una notevole flotta fluviale che dal Po risalisse il Ticino fino a Pavia. Il Ticino in città si divideva in numerosi meandri, quali in primo luogo il Gravellone che era navigabile, e lungo i quali, specie lungo il lato meridionale i pavesi avevano costruito torri e ponti. Oltre il Gravellone, altro corso d’acqua importante, specie per la coltura irrigua per frutteti, vigneti ed orti, il Siccomario. Pavia era difesa anche da altri corsi fluviali minori quali il Navigliaccio e le Vernavole che ponevano la città su un terrazzo fluviale. I Visconti attaccarono dal Siccomario mentre la flotta, proveniente dal Po, cercava di chiudere il Ticino per isolare la città. La città comunque resisteva, spronata anche da un frate Jacopo Bussolari, che guidò un attacco vincente e di sorpresa contro le truppe viscontee nel maggio 1356 riuscendo a conquistare l’intera terraferma della città partendo dal Gravellone. I Visconti allora cominciarono ad isolare la città stringendo patti con Mortara per puntare poi da Garlasco verso Pavia. In realtà la città fu al centro di una complessa riorganizzazione di una più agguerrita lega anti viscontea che incluse anche i Gonzaga e mercenari stranieri (quelli di Konrad von Landau, il conte Lando). La presenza del frate Bussolari provocò confusione politica imponendo un governo inviso a quelle famiglie (Beccaria, Pietra) che fino ad allora avevano combattuto contro I visconti i quali seppero porre sotto la loro ala protettrice l’abbazia di Sant’Agostino recuperando consensi anche fra i loro antichi avversari. Decisivo per l’esito della guerra, fu lo scontro sul Ticino tra la flotta pavese e quella viscontea che ebbe la meglio. L’8 giugno 1358 iniziarono le trattative di pace per le quali il Marchese del Monferrato retrocedeva ai Visconti Alba e Novara: il rifiuto del marchese del Monferrato di uniformarsi alle decisioni del messo inviato dall’Imperatore diede a Pavia un ulteriore pretesto nel 1359 per muovere contro Pavia.  
Il 12 aprile 1359 i Visconti ripresero gli attacchi fluviali lungo il Siccomario ed il Gravellone verso il quale decise di deviare le acque del Ticino, per allontanarlo dalle mura della città. Bernabò si preoccupò di presidiare il Po, per impedire che le forze mercenarie del conte Lando potessero venire in soccorso. La situazione nella città era divenuta intanto disperata tanto che la popolazione, dalla fame costretta a mangiare i cani, si arrese il 13 novembre 1359.

Strategico quindi era stato il blocco della via fluviale alla confluenza del Ticino su Po mantenendo invece libera la via verso Piacenza. Anche la deviazione del Ticino verso il Gravellone giocò un ruolo determinante per provocare lo strangolamento annonario della città, oltreché la distruzione delle coltivazioni. Pavia a lungo tempo mantenne il controllo del Ticino, tanto che i Visconti dovettero mobilitare navigli da Piacenza e Cremona.

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