domenica 2 agosto 2015

La Nuova Via della Seta e l'importanza di un turismo culturale a base fluviale


E' stata ribattezza giustamente La Nuova Via della Seta  quella che partendo da Xian, passando per Bishkek, Tashkent, Teheran, Ankara, Mosca, Minsk,  raggiungerà Rotterdam, Anversa, Berna e Venezia.,quest'ultima all’estremità occidentale della Via marittima che passa da Atene, Cairo, Gibuti, Nairobi, Colombo, Kuala Lumpur, Singapore (con un ramo verso Jakarta), Hanoi, Hong Kong e Fuzhou terminando a Hangzhou.(1).
E' evidente come si sia di fronte ad un ribaltamento dell'attuale scenario geopolitico ancora versato sugli equilibri marittimi anglosassoni del secolo scorso. 
Non è solo un discorso di infrastrutture ma di geopolitica culturale
Innanzitutto Xian è situata lungo il Fiume Giallo (Huang He) lungo ben 5.464 km considerato la culla della Civiltà cinese perchè da lì si formò il Primo Impero della Dinastia Han (223 a.C- 9 d.C.) che realizzò un imponente lavoro di canalizzazione consentendo di collegare il fiume Wei col Fiume Giallo, sviluppando l'agricoltura ed incrementando i commerci fluviali. Non meno importante è al Sud lo Yangzi coi suoi 6380 km lungo il cui percorso si trova la più grande centrale idroelettrica al mondo, detta delle Tre Gole. Non dobbiamo dimenticare che nel VII secolo -epoca corrispondente al nostro Medioevo - la Cina realizzò la più grande opera dell' umanità nel controllo delle acque, il Canale Imperiale che con la sua rete di oltre 2500 km permetteva di collegare i due bacini garantendo,dal punto di vista militare e commerciale, senza pari considerando l'estensione dello spazio in questione..
Questo sicuramente rende  la Cina autosufficiente per il proprio interno. Per noi europei, deve esserci, per resistere di fronte a questo scenario , un'effettiva integrazione dei bacini Rodano - Reno - Danubio che possa connettere l'intero continente europeo rispetto allo spazio eurasiatico.
Per via marittima, anche Venezia sarebbe coinvolta ma anche qui si porrebbe un problema serio di politica territoriale di sfruttamento del bacino del Po con una visione non più localistica bensì orientata ad un 'integrazione con questi nuovi flussi commerciali e turistici. E qui, sia pure per il solo territorio della Val Padana, una riflessione si impone.
Da un punto di vista di politica culturale come si può continuare a prospettare il nostro patrimonio culturale secondo ancora vecchie logiche eurocentriche o, peggio, localistiche ? Davvero si può immaginare come sufficiente, di fronte ad una potenza di queste dimensioni quale quella cinese che rimette in moto la sua civiltà ,e non solo la sua forza economica, di persistere ad illustrare i nostri monumenti, le nostre ricchezze artistiche senza sapere connetterle alla storia, alla cultura di quel popolo ? Il Fiume quindi diventa sempre più la chiave di connessione capace di rendere conto delle differenti periodizzazioni ma anche delle analogie con la nostra storia.
Pensiamo a quali spunti di riflessione possano derivare dal raffronto tra un'opera di canalizzazione iniziata in Cina nel VII secolo, e la regimazione delle acque da noi a partire dal XIII : quali differenze ed analogie nel ruolo del potere politico nel Medioevo cinese e nel nostro? L'impatto del Fiume sulla forma Impero in Cina che conduce anticipatamente ad un'esperienza di accentramento delle funzioni, consolidamento dei confini e di costruzione di un apparato burocratico efficiente; contro la frammentazione presente nella nostra rete fluviale, alla difficoltà di consolidare confini e di trovare un personale fedele ed efficiente per l'amministrazione del regno, in un contesto territoriale altamente competitivo per appropriarsi delle risorse idriche.
Riflessione analoga può farsi per gli aspetti militari, religiosi, agricoli ecc.
Ecco quindi che la necessità di ripensare e riqualificare il nostro territorio ed il nostro patrimonio culturale con nuovi parametri esplicativi diventa sempre più urgente

(1) https://aurorasito.wordpress.com/2015/08/01/la-nuova-via-della-seta-new-deal-cinese-conseguenze-economiche-e-geopolitiche/



























sabato 11 luglio 2015

Importanza della configurazione fluviale nella Russia di Novgorod XIII-XV. Un feudalesimo russo ?

L’importanza della collocazione fluviale di Novgorod : profili geopolitici e militari
Novgorod si colloca sulle rive del fiume Volchov, emissario del lago Il’men e sfociante nel lago Ladoga. Dava quindi accesso al Baltico ed ai commerci dei quella regione. Novgorod è collocata a NO di Kiev. Grande rivale della città era Suzdal’ che controllava l’alto corso del Volga, potendo quindi bloccare la fornitura di granaglie alla città. La città dovette respingere gli assalti dei cavalieri teutonici da Ovest e degli Svedesi : memorabile la vittoria contro i primi a Cuskoe il 5/4/1242 ad opera di Aleksandr Nevskij. La città aveva un sofisticato sistema difensivo composto da strutture di sbarramento a 10 -20- 30 km di distanza, coi monasteri usati eventualmente quali fortilizi. La città sotto il profilo urbanistico le case erano aggregate in centinaia –sotnja- a propria volta formanti quartieri koncy ciascuno dei quali esprimente una propria assemblea  
Il fiume e la proiezione economica della città                                                                               
La città bilanciava due tendenze, quella mercantile e quella agraria quest’ultima solo di recente ripresa in considerazione dagli studiosi. Il commercio vedeva un import di aringhe,vino,birra e metalli;l’export prevalentemente cera,miele e pellicce. La città amministrava direttamente terre fuori dalle proprie mura (la pjatina) che gradatamente acquisirono autonomia dopo una prima fase di funzionari nominati Novgorod; nonché territori semidisabitati nelle regioni settentrionali ed orientali.                                                                                                                                             
 Il fiume e la struttura sociale                                                                                                               La città era riuscita a sviluppare la propria indipendenza a partire dal 1136 benché già diversi principi di Kiev (Valdimiro il Santo, Jaroslav, Mjatislav ) erano divenuti per via ereditaria principi della città. Al livello più basso stavano i cholopy i servi che non si occupavano solo dei lavori materiali, spesso venendo adibiti anche all’amministrazione della casa. V’erano poi smerdy e liudy del periodo kievano, nonché i boiari grandi proprietari terrieri coinvolti anche nei traffici mercantili.                                                                                                                                                                 
Il fiume e la struttura istituzionale                                                                                                     Fino al XIV secolo Novgorod fu in grado di far coesistere due modelli istituzionali. Il primo era espresso dal basso, dall’assemblea dei capifamiglia liberi che si riunivano nel vece che deliberava sulle rimostranze da presentare la gran principe, sul nominativo dell’arcivescovo entro una terna di nomi, in materia di pace e guerra e di esazione di tributi. Il vece eleggeva il posadnik che coadiuvava il principe nell’amministrazione della città fungendo da delegato del vece. L’assemblea cittadina eleggeva a sua volta il tisjack comandante del reggimento cittadino e arbitro delle dispute commerciali. Gradatamente questa collaborazione fra istituzioni così diverse sparì e man mano che la città si vide sopravanzare da Mosca all’interno rafforzò la tendenza oligarchica epressa dalla duma in cui sedevano i boiari, proprietari terrieri,accanto all’arcivescovo. Al vertice della gerarchia il Principe che agiva come grande mercante negli interessi della città,solo verso la fine rafforzando la sua tendenza autocratica. Al livello più basso gli smerdy, i contadini che giocarono un ruolo attivo,di fronte alle prepotenze nobiliari,per schierasi a favore del passaggio sotto la potenza moscovita.
 Il problema di un feudalesimo russo                                                                                                 Secondo diversi autori, dalla fine di Kiev vi sarebbe stato un processo assimilabile a quello capitato in Occidente con la dissoluzione dell’Impero carolingio: frammentazione del potere, usurpazione di pubbliche funzioni con la patrimonializzazione di un beneficio- consistente in possesso di terra- un tempo concesso a fronte di particolari servigi resi dal vassallo al signore in base ad un legame personale. Accanto al fondo di proprietà trasmesso in via ereditaria – le votciny- si sarebbero poi assommati i pomest’e, i benefici accordati dal Principe. In realtà si tratta di apparenze perché il processo che conduce alla formazione di una nobiltà in Russia non è uguale a quello europeo. Così come in Russia non si assiste ad un incentivo per i contadini ad occupare nuove terre, a dissodare e a migliorare i terreni: non esiste la stessa pressione demografica presente in Europa; essi si limitano alla borscina – la corveè- e a pagare l’obrok il canone enfiteutico. A spiegare però la differenza è sicuramente la posizione della Chiesa in Russia la quale si configurò come potenza fondiaria, incrementando per via di donazioni le proprietà immobiliari esenti da ogni tributo; sviluppò attività sia di assistenza ai poveri così come di penetrazione e colonizzazione negli sperduti territori del NE. Essa però non rivendicò mai la supremazia sul piano spirituale e temporale come la Chiesa Romana nè si pose come continuatrice di un’esperienza storica passata – come lo era la Chiesa attraverso la falsa donazione di Costantino in base alla quale rivendicò la diretta continuità con l’Impero Romano, avocando a sé la consacrazione di chi potesse rappresentarsi continuatore come Imperatore ponendo i suoi servigi alla Chiesa di Roma.
La letteratura di Novgorod                                                                                                                 Si riconduce alla città l’Evangelario di Ostromir (1056-57) il manoscritto più antico scritto in slavo ecclesiastico . La Cronaca di Novgorod  esprime un senso di attaccamento alla città, alle sue strade ed alla sua storia.La differenza nella produzione letteraria tra Kiev e Novgorod è che in quest’ultima le storie riflettono la struttura di una società schiettamente commerciale dove i protagonisti sono spesso personaggi che sia arricchiscono col commercio, anziché esaltarsi per le virtù guerriere come in Kiev

Evoluzione della Russia degli Appannaggi

Il Sud Ovest. La Galizia
Il peso della configurazione fluviale
Alle pendici meridionali dei Carpazi,è attraversata dai fiumi Prut e Dnestr. La regione confinante con Polonia ed Ungheria si rivelava quindi adatta ai traffici internazionali. Il ceto mercantile dei boiari ebbe sempre un peso abnorme che solo singoli sovrani riuscirono a contrastare vittoriosamente. I boaiari ebbero un peso determinante negli intrighi e nelle guerre civili      Monarchi                                                                                                                                           Roman (1197-1205) unisce Galizia e Volinia                                                                                             Daniele (1221-64) Daniele fondatore di Leopoli riassoggettò nel 1238 la Galizia e fino al 1264 dominò anche la Volinia                                                                                                                                             Leone (1264-1301) subisce pressione dei Mongoli                                                                                   1387 La Galizia si arrende ai polacchi
Il Nord Ovest.       
La regione è dominato dal Principato di Vladimir Suzdal, città posta su fiume Oka. In questo contesto, fu invece autorità del Principe ad imporsi per via delle ragioni militari connesse alla necessità di approntare un esercito contro le invasioni dei Mongoli, ai quali dovette soccombere nel 1238. Fu ridotto qui il peso dei boiari come quello del vece, visto a Novgorod
Pskov
Non molto distante da Novgorod, acquisì la sua autonomia nel XIV secolo. La sua particolarità istituzionale fa sì che il vece svolga funzioni giurisdizionali per i crimini più gravi e che vi fosse anche un consiglio degli anziani. La città era suddivisa come Novgorod ma mancava del tisjack. Venne poi assorbita interamente nel territorio moscovita
 Il Monachesimo russo
Il monachesimo russo nacque con un certo ritardo rispetto alla cristianizzazione ufficiale dello Stato di Kiev (988). Le prime notizie scritte, fanno risalire al 1051 la fondazione del Monastero delle Grotte di Kiev, che divenne ben presto il più importante centro religioso e culturale dell’antica Rus’.
La  struttura del Monachesimo risentì moltissimo delle vicissitudini politico militari che la Rus’ , prima con Kiev e poi con Novgorod, avrebbe subìto a seguito delle invasioni mongole da Oriente.
Il carattere distintivo del monachesimo russo da quello occidentale risiede nel fatto che quest’ultimo si fonda attorno ad una regola che sopravvive al suo fondatore, mentre in quello russo decisivo è l’esempio che un Maestro (igumeno) dà ai propri confratelli riuniti in un cenobio, dove non sussiste la proprietà privata e al preghiera collettiva si alterna con quella individuale: la vita anacoretica diventa l’eccezione praticabile solo sotto l’esame preventivo di un monaco anziano (starec) mentre gli altri prestano obbedienza assoluta al Maestro.
La differenza col monachesimo occidentale è evidente: in quello russo si privilegiano le attività caritatevoli a sostegno di poveri, indigenti , viandanti, pellegrini
Con le invasioni mongoliche, i monasteri dovettero ridurre il loro raggio d’azione e si conformano  a fondazione familiare, o ktitor. Fondati all’interno delle città, o subito al di fuori delle mura, da nobili, principi o vescovi che danno loro il proprio nome, sono formati da piccole comunità di monaci, prevalentemente nobili o ricchi, svolgenti mansioni esclusivamente spirituali e rigorosamente individuali. Dato il carattere aristocratico della configurazione in ogni ktitor ogni monaco disponeva della propria cella, di beni propri e manteneva intatti i privilegi acquisiti durante la vita secolare; unico luogo in comune era la chiesa, dove la comunità si riuniva per i servizi liturgici. : di fatto, in questo modo, le famiglie più potenti conciliavano la salvezza dell’anima con l’esenzione fiscale dal patrimoni stesso


lunedì 29 giugno 2015

Una nuova proposta legata ai fiumi

Un'approfondita riflessione ed un esame attento dei prodotti di turismo culturale in circolazione mi inducono a ritenere che attualmente vi sia una stasi completa a livello di proposta . Il fiume deve essere lo strumento che permette di interloquire con le realtà eurasiatiche russe e cinesi, capovolgendo però l'attuale impostazione. Oggi, quando non completamente digiuni della storia e delle tradizioni di quei paesi, siamo portati a piegarle alle nostre periodizzazioni con risultati talvolta comici : mi è capitato di leggere di un'amministrazione comunale, di cui non farò nome per ritegno, convinta di intercettare e dirottare turisti cinesi dall 'EXPO per mostrare loro il Barocco della propria città....Ora è vero che vi sia unanimità sul fatto che la carenza di infrastrutture, di voli regolari tra Italia e Cina, di opuscoli in lingua cinese siano fra le cause che impediscono di sfruttare appieno il potenziale turistico di quei paesi...ma quando ci mettiamo questi carichi da novanta sopra siamo davvero senza speranza.!!
Il fiume è l'elemento che meglio si presta a colmare la distanza tra culture altrimenti troppo lontane e tra loro destinate a non comunicare e a non comprendersi. Il fiume è tanto il grande corso fluviale ( si pensi a quelli russi e cinesi) quanto il sistema/bacino idrico costituito da ramo principale e dai suoi affluenti come in Europa ( e non solo per Rodano, Reno e Danubio ). Occorre comparare la diversità della configurazione fluviale in Europa rispetto a quella russa e cinese per comprendere quali influenze abbia questa determinato a livello militare ( i diversi modi di schierare gli eserciti lungo un grande corso o un sistema fluviale; diverse modalità di attacco e difesa ) urbanistico (come si strutturano i collegamenti dal fiume alla città) architettonico (quale rapporto tra edilizia religiosa, civile e militare) infrastrutturale ( le opere di regimazione delle acque) fiscale (come venivano raccolti i tributi e i pedaggi ) sociale ( i rapporti di classe in un contesto agricolo e mercantile) ed istituzionale ( forma di governo imperiale in Cina ed in Russia vs la lenta affermazione dello stato in Europa) e così via. Un programma sicuramente ampio ma che permette operativamente di aggregare rispetto ai nostri più prossimi corsi d'acqua in Italia le comunità di questi paesi qui rappresentate, ponendosi non nel ruolo di colonizzatori bensì col rispetto e l'attenzione dovuta verso due civiltà, russa e cinese in particolare, la prima di baluardo contro lo sconfinamento fortunatamente evitato da parte della seconda: non dimentichiamo che la Cina disponeva all'inizio della nostra era un sistema di canalizzazione ed irrigazione per noi Europei assolutamente impensabile, unitamente ad attrezzi in ferro di cui ci saremmo dotati quasi...un millennio dopo, a tacere di altre invenzioni.
Ecco quindi spiegato il programma operativo. Implementare nei nostri territori attraversati da corsi fluviali itinerari culturali, con spiegazioni dedicate ad evidenziare analogie e differenze rispetto innanzitutto a queste grandi civiltà eurasiatiche, estendendo lo steso metodo anche alle altre zone europee quando necessario per comprendere le differenze che hanno permesso ad alcune realtà di evolvere, in danno di altre,verso una compiuta forma statale: si vedrà che il passaggio attraverso il nodo fluviale è cruciale non solo in termini militari ma anche per spiegare i processi legati all'approvvigionamento alimentare, all'esazione fiscale, nelle dimensioni culturale-economica-giuridica, nei rapporti tra un centro ed un periferia.e così via.
Vi saranno quindi articoli introduttivi e/o esplicativi sui significati citati, a seguire ( e a pagamento perchè a me costa fatica...) prodotti/articoli on demand per gruppi organizzati secondo la normativa vigente fino alla strutturazione di iniziative a più vasto raggio ovviamente con prezzi differenziati
A breve quindi per il primo lancio..

mercoledì 20 maggio 2015

Eugenio di Savoia - Itinerario Culturale Transnazionale

Il progetto AFLUNEO ha dato vita alla proposta dell'itinerario culturale transnazionale dedicato alla figura di Eugenio di Savoia Soisssons , il più grande comandante militare tra fine XVII e prime tre decadi del XVIII secolo. Fu l'artefice della fortuna degli Asburgo, non solo insediandoli come vera potenza europea occidentale nell'area balcanica, a guardia degli Ottomani, ma anche come contrappeso ineludibile nei delicati equilibri continentali delle Guerre di Successione Spagnola e Polacca. I territori coinvolti nel progetto sono Italia (Torino,Orbassano, Staffarda) Austria (Vienna) Ungheria (Mohacs) Serbia (Belgrado, Zemta, Petervarodino, Sremski Karlovci e Pozarevac) e Romania (Timisoara). L'elemento fiume trova qui una splendida esaltazione sia nel suo uso tattico contro il nemico in battaglia, sia nel significato di confine tra due mondi, civiltà e culture quali quella cattolica ed islamica. I fiumi coinvolti rispettivamente sono il Po, un tratto del Danubio, il Tisza ed il Timis. La proposta ha ad oggi un riferimento concreto in un bando europeo COS T Flow con data di scadenza il 30 giugno p.v. Obiettivo è quello di arrivare ad ottenere la certificazione da parte dell'Istituto Europeo delle Cultural Routes (EICR) in Lussemburgo, emanazione del Consiglio d'Europa; nonchè da parte della Commissione Europea, per i singoli siti dell'Itinerario, come parte del Patrimonio Culturale Europeo.I pilastri del progetto sono rappresentati dai concetti transnazionalità e sostenibilità. Il primo sta ad indicare che elementi quali Conoscenza, Protezione, Valorizzazione e Comunicazione del progetto sono frutto della collaborazione tra persone di nazionalità diversa che mirano a ricostituire un'identità europea condivisa; il secondo, la sostenibilità, che il turismo è tale, nel XXI secolo, se si distacca dal concetto di consumo di pacchetto turistico consentendo al visitatore di prepararsi adeguatamente alla destinazione scelta, di capire le interazioni tra eventi storici e patrimonio culturale, materiale ed immateriale, oltrechè naturale del luogo.Sotto quest'ultimo punto di vista il Fiume appare come l'elemento aggregante ed unificatore della Storia Europea, sia pure in termini di sistema fluviale e non di singoli grandi corsi. Figure come quelle di Eugenio di Savoia ci permettono una comparazione, per quanto difficile, tra un  Impero - quello asburgico, su base mono-fluviale- e quelli  dei grandi spazi eurasiatici, dagli Urali al Pacifico: come cambia il concetto di Impero da un contesto come quello cinese o indiano - con grandi ed immensi corsi fluviali per governare i quali nasce un apparato burocratico centralizzato- ad uno europeo caratterizzato da tre grandi sistemi - Rodano, Reno e Danubio - e da una molteplicità di reti e sottosistemi?  E' una fra le tante domande da porsi anche per comprendere, rispetto al fiume come infrastruttura di trasporto, quali rapporti sociali ed economici siano mutati da una più rapida circolazione delle merci rispetto alle signorie agrarie, ai contadini, ai mercanti. Per ora cominciamo con Eugenio di Savoia, i fiumi ci porteranno lontano...

martedì 14 ottobre 2014

La rabbia dei contadini nelle fonte medievali

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Orne_in_Caen.jpg

Nella valle dell’Orne, in bassa Normandia, troviamo l’Abbazia di Saint Evroult de Notre Dame de Bois. Qui, a cavallo tra XI e XII secolo, il monaco Orderico (1075-1142) nella sua Storia Ecclesiastica racconta della rabbia dei contadini contro i soprusi perpetrati dai cavalieri del nobile Riccardo di Laigle attorno al monastero dove il nostro cronista risiedeva.  I cavalieri in questione erano soliti depredare la popolazione e a lanciarsi in ogni sorta di soprusi finché un giorno l’ira dei contadini scoppiò decretando la morte violenta di questi balordi. Il signore non poteva lasciare impunito questo “misfatto” agli occhi soprattutto dei suoi pari e così ordinò per rappresaglia la distruzione di ben 84 case del villaggio, la vendetta contro gli uccisori dei cavalieri e addirittura di mettere al rogo l’abbazia stessa: a nulla valsero le suppliche dei monaci, il loro tentativo di ricondurre il signore alla ragione.
Il fatto narrato non è rubricabile come la “normale” violenza esistente in questa epoca feudale. Si tratta di uno dei rari documenti in cui si affronta una disquisizione tra “ira” del signore e “furor” dei contadini, e dove la rappresentazione di questi ultimi si eleva sopra lo stereotipo corrente. Quest’ultimo punto è immediato. I contadini (nella traduzione tanto di rusticus quanto di villanus) erano soggetti di cui si presupponeva la sottomissione rispetto agli altri due importanti ordini di coloro che pregavano e combattevano: le rimostranze della povera gente venivano indicate come qualcosa di eccentrico che andava, con brutalità se del caso, ricondotto all’ordine. Altro discorso era invece la valenza politica della protesta. Il documento di Orderico mostra chiaramente come sia esecrabile quell’ira signorile che si concretizzi in mera violenza ai danni della popolazione, a quel punto legittimata a reagire per consentire alla punizione divina di manifestarsi al fine di ripristinare l’ordine violato. Non si ha in questo documento un sostegno alla causa contadina solo per il fatto che il monastero condivida gli effetti della violenza signorile: è una riflessione più elaborata su un concetto funzionale di potere il cui esercizio deve conformarsi a quei canoni di giustizia superiore ad imitazione dei quali il signore terreno deve talvolta adoperare la violenza per ristabilire l’ordine, ma mai abusarne o per cieco astio o vendetta personale. Viene quindi anticipata, seppure in modo ancora inconsapevole, quel diritto alla resistenza verso l’autorità che non esercita il potere nell’esclusivo interesse dei sudditi.
Comincia anche nella storiografia ad aprirsi uno spiraglio per studiare ed approfondire soggetti e loro ruoli, fuori da quella rappresentazione pacificata che per decenni ci è stata imposta.

Fonte Peasant Anger and Violence in the writings of Orderic – Kate Nc Grath – Connecticut State University

sabato 11 ottobre 2014

Genova per noi .....

A margine di quanto accaduto a Genova

Dopo tre anni, Genova si ritrova di nuovo sommersa per via dei corsi torrentizi che, ingrossatisi per via della pioggia abbondante, hanno travolto strade, devastato abitazioni causando danni enormi a negozi, esercizi, auto causando anche la morte di una persona.
Come al solito, è iniziato l'abituale balletto italiano dello scaricabarile, accuse reciproche dove tutti sono colpevoli e quindi alla fine tutti diventano innocenti. Il fatto grave però è un altro. Questa vicenda ha mostrato una popolazione stanca, umiliata, prostrata che abbassa la testa nel prendere pale e secchi per ripulire, piena di rabbia e rassegnata, come se questa tragedia fosse l'anello di una catena di eventi ineluttabili da accettare in silenzio. Altrettanto grave il distacco delle istituzioni: una Protezione Civile che non protegge, che sembra quasi strafottente nelle parole del suo capo Gabrielli che dice " Le previsioni sono state sbagliate" come se la gente di Genova fosse così stupida da non averlo capito; un Governo che tramite il suo ineffabile premier dice " Non vi lasceremo soli ": e ci mancherebbe pure, aggiungiamo !; un Comune assente la cui Polizia Municipale, tre anni fa, si era distinta per acume e sensibilità allorchè riuscì a multare un commerciante per aver praticato- a dire degli zelanti vigili- saldi fuori dal periodo consentito, poiché aveva svenduto quel poco che gli rimaneva nel negozio distrutto da ondate di fango.
In questa tragedia, si salvano solo quei ragazzi e quei volontari che senza nulla pretendere si sono affiancati in silenzio alla popolazione per aiutarla a rimettersi in piedi, ancora una volta...ma per quanto? per cosa ? in attesa di un'altra alluvione ?
I fiumi e i torrenti si riprendono tutta la loro forza di fronte alla stupidità ed all'avidità umana; alla criminale irresponsabilità di chi ha costruito in posizioni palesemente pericolose; alla malafede di chi l'ha autorizzato e ha incassato soldi per condoni edilizi pensando che anche la Natura potesse ritenersi soddisfatta : così purtroppo, non è stato e non sarà mai persistendo su questa strada. La lezione da questa vicenda ? Nessuna economia può reggere se non comprende il territorio entro cui è destinata a svolgersi. Occorre ripartire da un'idea di crescita sostenibile che recuperi l'identità fluviale rispettando percorsi originari e le coltivazioni che questi permettono. I fiumi e i torrenti possono essere una potente leva per una crescita economica e culturale ma bisogna averne rispetto se non ci si vuole ritrovare a piangere persone o a spalare fango, metafora di ben altro elemento in cui per empatia coi genovesi possiamo dire di essere immersi anche noi

lunedì 25 agosto 2014






Il regolamento di conti della dinastia viscontea con Pavia 1356-59. Il Ticino come via di comunicazione e risorsa militare
Nel 1355 Pavia aderì ad una Lega formata col Marchese del Monferrato Giovanni II, Obizzo d’Este ed i Gonzaga di Mantova contro Galeazzo II e Bernabò Visconti. Reagendo all’attacco di Giovanni II, i Visconti dirottarono le merci da e per Genova sui territori di Piacenza e Lodi anziché quelli di Alessandria, Tortona e Pavia. Nella lotta contro i Pavesi, i Visconti non solo utilizzarono fanti di terra ma anche una notevole flotta fluviale che dal Po risalisse il Ticino fino a Pavia. Il Ticino in città si divideva in numerosi meandri, quali in primo luogo il Gravellone che era navigabile, e lungo i quali, specie lungo il lato meridionale i pavesi avevano costruito torri e ponti. Oltre il Gravellone, altro corso d’acqua importante, specie per la coltura irrigua per frutteti, vigneti ed orti, il Siccomario. Pavia era difesa anche da altri corsi fluviali minori quali il Navigliaccio e le Vernavole che ponevano la città su un terrazzo fluviale. I Visconti attaccarono dal Siccomario mentre la flotta, proveniente dal Po, cercava di chiudere il Ticino per isolare la città. La città comunque resisteva, spronata anche da un frate Jacopo Bussolari, che guidò un attacco vincente e di sorpresa contro le truppe viscontee nel maggio 1356 riuscendo a conquistare l’intera terraferma della città partendo dal Gravellone. I Visconti allora cominciarono ad isolare la città stringendo patti con Mortara per puntare poi da Garlasco verso Pavia. In realtà la città fu al centro di una complessa riorganizzazione di una più agguerrita lega anti viscontea che incluse anche i Gonzaga e mercenari stranieri (quelli di Konrad von Landau, il conte Lando). La presenza del frate Bussolari provocò confusione politica imponendo un governo inviso a quelle famiglie (Beccaria, Pietra) che fino ad allora avevano combattuto contro I visconti i quali seppero porre sotto la loro ala protettrice l’abbazia di Sant’Agostino recuperando consensi anche fra i loro antichi avversari. Decisivo per l’esito della guerra, fu lo scontro sul Ticino tra la flotta pavese e quella viscontea che ebbe la meglio. L’8 giugno 1358 iniziarono le trattative di pace per le quali il Marchese del Monferrato retrocedeva ai Visconti Alba e Novara: il rifiuto del marchese del Monferrato di uniformarsi alle decisioni del messo inviato dall’Imperatore diede a Pavia un ulteriore pretesto nel 1359 per muovere contro Pavia.  
Il 12 aprile 1359 i Visconti ripresero gli attacchi fluviali lungo il Siccomario ed il Gravellone verso il quale decise di deviare le acque del Ticino, per allontanarlo dalle mura della città. Bernabò si preoccupò di presidiare il Po, per impedire che le forze mercenarie del conte Lando potessero venire in soccorso. La situazione nella città era divenuta intanto disperata tanto che la popolazione, dalla fame costretta a mangiare i cani, si arrese il 13 novembre 1359.

Strategico quindi era stato il blocco della via fluviale alla confluenza del Ticino su Po mantenendo invece libera la via verso Piacenza. Anche la deviazione del Ticino verso il Gravellone giocò un ruolo determinante per provocare lo strangolamento annonario della città, oltreché la distruzione delle coltivazioni. Pavia a lungo tempo mantenne il controllo del Ticino, tanto che i Visconti dovettero mobilitare navigli da Piacenza e Cremona.